Communion: la notte in cui il fenomeno entrò in camera da letto
Il racconto autobiografico di Whitley Strieber che nel 1987 portò le 'visite' nel dibattito mondiale: il libro più inquietante — e più discusso — della letteratura sul contatto.

Dicembre 1985, una baita nello stato di New York. Lo scrittore Whitley Strieber si sveglia nel cuore della notte con la sensazione che nella stanza ci sia qualcuno. Da quel ricordo frammentato — e da ciò che l’ipnosi regressiva sembrò far riemergere — nacque Communion (1987), il libro che portò il tema delle “visite” nelle classifiche di tutto il mondo.
Chi è Whitley Strieber
Dettaglio cruciale: quando accadde, Strieber non era un ufologo — era un affermato autore di romanzi horror (Wolfen, The Hunger, entrambi diventati film di Hollywood). Aveva tutto da perdere: raccontare quella storia in prima persona significava rischiare la carriera e la reputazione. Il libro schizzò invece in cima alla classifica del New York Times e ne fu tratto un film con Christopher Walken. Il mondo, evidentemente, aspettava qualcuno che osasse dirlo ad alta voce.
Di cosa parla
Non è un saggio sugli UFO: è un diario in prima persona, scritto da un romanziere di talento che racconta esperienze che non riesce a spiegare. I “visitatori” di Strieber non arrivano dal cielo in modo rassicurante: entrano nella dimensione più privata che esista, il sonno. Da qui l’angoscia — e il fascino — del libro. Dopo la pubblicazione, Strieber ricevette centinaia di migliaia di lettere da lettori che riferivano esperienze simili: un archivio umano impressionante, qualunque cosa se ne pensi.
Perché è un cult
Il volto in copertina dell’edizione originale — quel viso ovale dagli enormi occhi scuri, dipinto su indicazioni dell’autore — è diventato l’immagine stessa dell’immaginario alieno moderno: quando pensi a un “grigio”, stai pensando a quella copertina. E Strieber fa una cosa rara nel genere: non pretende di sapere. Si chiede se i visitatori siano extraterrestri, fenomeni della coscienza, qualcosa di antico che ci accompagna da sempre. Il dubbio è la spina dorsale del libro.
Con occhio critico
Le esperienze raccontate restano testimonianze personali, non prove; e sull’affidabilità dell’ipnosi regressiva la psicologia ha sollevato obiezioni serie e documentate — i ricordi “recuperati” possono essere costruiti, in buona fede, dalla mente stessa. Ma come documento umano — cosa si prova a vivere l’inspiegabile — è insuperato. E dialoga in modo sorprendente con i temi della nostra sezione Scienza della Coscienza.
Da leggere se: vuoi il lato notturno del fenomeno, quello che non si guarda col binocolo ma si incontra a occhi chiusi. Meglio non leggerlo da soli. 😉


