UAP: cosa sono davvero i fenomeni aerei non identificati

Dietro la sigla UAP c'è molto più dei vecchi 'UFO': una categoria che oggi interessa scienziati, piloti e istituzioni.

Pubblicato il di Redazione New Utopia2 min di lettura
La Via Lattea illumina il cielo notturno sopra l'orizzonte terrestre

Per decenni li abbiamo chiamati UFO, e la parola si è caricata di ironia, film e cappellini di alluminio. Oggi le istituzioni usano la sigla UAPUnidentified Anomalous Phenomena, fenomeni anomali non identificati — e il cambio di nome racconta una storia interessante.

Perché il cambio di nome conta

“Oggetto volante non identificato” presuppone che ci sia un oggetto e che voli. “Fenomeno anomalo” è più onesto: descrive un’osservazione che, con i dati disponibili, non riusciamo a spiegare — che si tratti di un drone, di un effetto atmosferico, di un artefatto dei sensori o di qualcosa di davvero nuovo. Non è una conclusione: è un punto di partenza. E soprattutto, toglie lo stigma: un pilota che riferisce un UAP oggi compila un modulo, non rischia la carriera.

La svolta: dal tabù al Congresso

Il punto di svolta arriva nel dicembre 2017, quando il New York Times rivela l’esistenza di un programma segreto del Pentagono sullo studio dei fenomeni aerei e pubblica i video ripresi dai caccia della Marina — tra cui il celebre caso “Tic Tac” del 2004: un oggetto bianco, senza ali né scarichi visibili, che secondo i piloti della portaerei Nimitz compiva manovre impossibili.

Da lì, tutto accelera: rapporti ufficiali dell’intelligence, la nascita dell’ufficio AARO al Pentagono, audizioni al Congresso con piloti e informatori sotto giuramento, e perfino un team di studio della NASA. Il tema è uscito dal recinto del folklore ed è entrato nelle istituzioni.

Cosa dicono i dati

La maggior parte delle segnalazioni, una volta analizzata, trova spiegazioni ordinarie: droni, palloni, satelliti Starlink, riflessi e artefatti strumentali. Ma una piccola percentuale di casi — quelli con più sensori concordi e testimoni qualificati — resta irrisolta.

Ed è proprio in quella percentuale che vive la ricerca: non nella certezza degli entusiasti né nel sarcasmo degli scettici, ma nella domanda ben posta. Su New Utopia seguiamo questa storia da vicino — a partire dalla nostra rubrica sulle declassificazioni in corso, le Cronache della Disclosure.

Fonti e approfondimenti

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