James Webb: uno sguardo fino alle origini del tempo

Il telescopio spaziale più potente mai costruito ci mostra galassie nate poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang.

Pubblicato il di Redazione New Utopia2 min di lettura
Le Cosmic Cliffs della Nebulosa della Carena fotografate dal telescopio James Webb

Guardare lontano nello spazio significa guardare indietro nel tempo. E il James Webb Space Telescope guarda più lontano di chiunque prima.

Una macchina straordinaria

I numeri del Webb danno le vertigini: uno specchio dorato di 6,5 metri composto da 18 esagoni di berillio, uno scudo solare grande quanto un campo da tennis, e una posizione di osservazione a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra — quattro volte la distanza della Luna — nel punto di equilibrio gravitazionale chiamato L2. Lì, protetto dal calore del Sole, il telescopio lavora a temperature vicine allo zero assoluto.

Perché tanto freddo? Perché il Webb osserva nell’infrarosso, la “luce del calore”. E per captare il tenue tepore di galassie lontanissime, i suoi strumenti devono essere più freddi del segnale che cercano.

Una macchina del tempo a infrarossi

L’infrarosso non è una scelta tecnica qualsiasi: è la chiave del viaggio nel tempo. L’universo si espande, e la luce delle galassie più antiche viaggia da oltre 13 miliardi di anni: strada facendo, l’espansione “stira” le sue onde spostandole dal visibile all’infrarosso. Dove Hubble vedeva buio, Webb vede galassie.

Così il telescopio ha catturato la luce di galassie nate poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang — l’alba cosmica, l’epoca in cui le prime stelle si accesero nel buio primordiale.

Sorprese ai confini dell’universo

E qui è arrivata la sorpresa: alcune di queste galassie primordiali appaiono più grandi, più luminose e più “mature” di quanto i modelli prevedessero. Come trovare adolescenti a una festa di neonati. Gli astronomi stanno rivedendo i tempi della formazione galattica, e alcuni si spingono a chiedersi se i nostri modelli cosmologici non abbiano bisogno di ritocchi profondi.

Non è un problema: è esattamente ciò che rende la scienza viva. Ogni risposta apre nuove domande, e ogni domanda è un invito a guardare ancora più in là.

Cosa aspettarci ora

Il Webb ha carburante e strumenti per molti anni di scoperte: analizza le atmosfere degli esopianeti a caccia di firme biologiche, fotografa nebulose come le celebri “Cosmic Cliffs” della Carena, e continua a spingere lo sguardo verso il momento in cui tutto è cominciato. Il meglio, con ogni probabilità, deve ancora arrivare.

Fonti e approfondimenti

#astronomia#cosmo#JWST
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